Non Nobis Domine, Non Nobis, Sed Nomini Tuo Da Gloriam

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lunedì 23 maggio 2016

I PAUPERES COMMILITONES CHRISTI TEMPLIQUE SALOMONIS - V.E.O.S.P.S.S. E SEBORGA: UN LEGAME STORICO INDISSOLUBILE

Una storia e un legame iniziati nel 1118 e ancora oggi vivi e presenti.

Il Labaro del V.E.O.S.P.S.S. esposto nell'Abbazia di Ferrania
Il V.E.O.S.P.S.S. - Pauperes Commilitones Christi Templique Salomonis, unico e legittimo discendente del glorioso Ordine dei Templari (detto anche Paupera Militia Christi), è un Ordine risalente al 1118 e oggi registrato con atto pubblico presso il Tribunale e presso l’Agenzia delle Entrate, i cui Statuti generali sono depositati presso il Comune di Seborga.
Attualmente, la sede legale dell’Ordine è situata in Seborga, l’antica Castrum de Sepulchro.
L’attuale denominazione dell’Ordine riprende l’antico nome, ossia Pauperes Commilitones Christi Templique Salomonis (Poveri Guerrieri di Cristo e del Tempio di Salomone), risalente al 1118 (anno di fondazione dell’Ordine), e l’ultima denominazione dell’Ordine, risalente al 1611, ossia V.E.O.S.P.S.S., acronimo di Venerabilis Equester Ordo Sacri Principatus Sancti Sepulchri (Venerabile Ordine Cavalleresco del Sacro Principato del Santo Sepolcro).
L'Abate Generale dell'Ordine
Il V.E.O.S.P.S.S. - Pauperes Commilitones Christi Templique Salomonis, iscritto all’ONU - DESA Branch, vanta numerosi tentativi di imitazione (gruppi che utilizzano nomi e paramenti simili), ma non ha alcun rapporto né con questi gruppi né con altri gruppi sedicenti templari.
Sin dai suoi inizi, ossia dalla sua nascita (1118), l’Ordine è sempre stato molto legato a Seborga e la sua storia è sempre stata intrecciata con quella di Castrum de Sepulchro.
L’Ordine dal 1156 (anno dell’elezione a Principe di Seborga del Maestro Generale Bertrand de Blanquefort) al 1729 (anno della vendita del Principato di Seborga ai Savoia da parte dei monaci dell’Abbazia di Lerino) ha sempre governato il Principato di Seborga, eleggendo un Principe, il quale ha sempre avuto un ruolo spirituale e, talvolta, un vero e proprio ruolo politico.
Con l’elezione di Betrand de Blanquefort a Principe di Seborga (elezione sancita, nel 1162, da Papa Alessandro III), il Principato, accogliendo la Sovranità dell’Ordine, diventa Stato sovrano cistercense, dominato e governato dall’Ordine stesso.
L'Ulivo delle Anime
Infatti, secondo un’antica consuetudine, iniziata e voluta dal primo Principe di Seborga, il Vescovo Claudio Clemente (nominato nell'829 dall'Imperatore Ludovico), poteva essere nominato Principe di Seborga esclusivamente un membro dei Custodi della Sacra Reliquia (il gruppo originario che governava su Seborga); in seguito alla fusione di questi ultimi con l’Ordine dei Templari, avvenuta nel 1156, tale prerogativa spetta “in perpetuum” esclusivamente ai membri della Paupera Militia Christi ed ai suoi legittimi discendenti.
Ancora oggi, in Seborga si trovano alcuni reperti storici molto importanti che dimostrano lo stretto legame tra Seborga e il V.E.O.S.P.S.S.
Alcuni di questi reperti storici si trovano su suolo pubblico, altri in aree private, ma sono tutti visitabili, almeno all’esterno.
Innanzi tutto, l’Ulivo delle Anime, situato, come recitano gli antichi testi, “non lontano dalla grotta della Sorgente battesimale”.
La Grotta della Sorgente battesimale
Sotto questo ulivo millenario (visibile ancora oggi in tutto il suo splendore), nel 1127 avvenne il giuramento che sancì l’unione fra i Catari Cagot ed i Cavalieri Cistercensi; davanti al Gran Sacerdote cataro Johan de Usson ed all’Abate Bernard de Clairvaux, Hugues de Payns (primo Maestro Generale dell’Ordine) ed alcuni suoi Cavalieri giurarono di mantenere il “Grande Segreto”.
In prossimità dell’Ulivo delle Anime è possibile ammirare l’antica Grotta della Sorgente battesimale.
Costruita secondo i canoni dell’arte gotico-cataro-cistercense, questa piccola grotta ha al suo interno una sorgente che serviva da fonte battesimale.
Questa grotta templare non riporta segni cristiani perché, probabilmente, veniva utilizzata sia dai Cavalieri del Tempio per il Battesimo di rito cattolico sia per il Consolamentum, ossia il battesimo che veniva officiato dai Catari (Seborga è stato uno dei luoghi di incontro tra Cavalieri cistercensi e Catari).
In linea con l’ingresso del Paese, in una zona collinare, raggiungibile passando dal Passo del Bandito, si trovano i resti della Chiesa di San Bernardo il Vecchio, che pare sia stata edificata proprio per volere del Dottore della Chiesa Bernard de Clairvaux, intorno al 1130.
Santa Petronilla e la Croce di Petrù
Nel 1390, la Chiesa venne ridedicata a Santa Petronilla (che la tradizione cristiana identifica con la figlia di San Pietro Apostolo).
Si dice che Santa Petronilla accolga i resti di Fra Jacopo da Moncucco, Principe di Seborga e Gran Precettore d’Italia (sino al 1307, anno dell’inizio della famosa persecuzione dei Templari) dei Pauperes Commilitones Christi Templique Salomonis, morto nel 1330.
Sopra ai ruderi della Chiesa di Santa Petronilla è situata la Croce di Petrù, croce lignea del XIV secolo, così chiamata per onorare il Padre di Santa Petronilla, l’Apostolo Pietro.
All’ingresso del Paese è situata la Chiesa di San Bernardo, dedicata al famoso Santo che scrisse la Regola dei Cavalieri del Tempio.
Si dice che San Bernardo sia venuto a Seborga molte volte, ma sicuramente giunse almeno due volte: la prima quando i Cavalieri, nel 1118, fondarono l’Ordine, e la seconda, nel 1127, quando i Cavalieri fecero il giuramento sotto l’Ulivo delle Anime.
Edificata nel 1257, la Chiesa di San Bernardo nacque per volontà del Maestro Generale dell’Ordine e Principe di Seborga Tommaso Bérard (l’unico Maestro Generale seborghino); il progetto della chiesa, conservato presso l’Archivio della Curia Vescovile di Ventimiglia, evidenzia lo stile tipicamente cistercense.
Chiesa di San Bernardo
Nella Chiesa di San Martino, situata nella piazza San Martino, si trova un’antica statua nascosta in una nicchia, dietro l'altare maggiore, la Statua della Madonna con il Bambino, la cui storia è davvero singolare.
Si tratta di una statua in legno di fico rappresentante la Madonna con in braccio Gesù Bambino, entrambi in atteggiamento benedicente.
Il vestito della Madonna è di colore rosso, come si evince dai frammenti purpurei che si trovano sui drappi dell’abito.
Il colore rosso ha una doppia valenza: da un lato evidenzia la natura divina del soggetto, dall’altro ci conferma che il soggetto femminile è senza ombra di dubbio la Madonna.
La Madonna è dunque rappresentata come divinità e non come “Immacolata Concezione” (in questo caso avrebbe dovuto avere l’abito bianco).
Il drappeggio e la forma dell’abito e del velo della Madonna e la posizione del velo “appoggiato” (non ricoprente), i tratti gentili dei due soggetti e il fatto che Gesù Bambino è vestito, fanno pensare ad un’opera di epoca rinascimentale (1400-1500).
La statua venne verosimilmente donata al V.E.O.S.P.S.S. o da uno scultore locale o addirittura dal Maestro generale dell’epoca, Cristoforo Colombo, e successivamente donata dall’Ordine alla Chiesa.
Statua della Madonna con il Bambino
In quel periodo, però, i rapporti tra la Chiesa e l’Ordine (che governava ancora il Principato di Seborga) erano molto tesi e, probabilmente, il dono venne tenuto nascosto e, anche quando venne portata nella Chiesa di San Martino, la statua venne opportunamente occultata.
Trovata murata molti secoli dopo da don Tito e successivamente restaurata da don Palmero, è stata riscoperta grazie al Sig. Flavio Gorni nel 2016. 
Sempre in Piazza San Martino, piazza recante al centro una grande croce templare in ciottoli, si trova l'antico Palazzo dei Monaci, struttura del XII secolo, antica sede dei Monaci lerinensi e poi palazzo del governo dell’Ordine e del Principe di Seborga.
Nel 1611, l’Ordine nominò Maestro Generale e Principe di Seborga il ventenne Cesario da San Paolo, Priore di Roquefort e Saorge e futuro Abate del Monastero di Lerino.
Con piglio da vero condottiero, Cesario si proclamò, subito dopo la sua nomina, Signore e Sovrano di Castrum de Sepulchro “tam in spiritualibus quam in temporalibus cum mero et mixto et libero imperio” e, dopo aver convocato i Priori dell’Ordine, il 13 ottobre 1611 deliberò di mutare il nome dell'Ordine in “Venerabilis Equester Ordo Sacri Principatus Sancti Sepulchri”, denominazione che sussiste tutt'oggi.
Piazza San Martino e il Palazzo dei Monaci
Per dare enfasi al fatto che l'Ordine era il padrone assoluto del Principato di Seborga, il Maestro Generale fece apporre sopra ogni tetto del Castello 13 coppi riportanti incisa la data del giorno e dell'anno della sua investitura ufficiale (13 ottobre 1611) e la sigla C.S. (Castrum Sepulchri).
Ancora, Cesario fece apporre dei cippi confinari con le iniziali di Castrum de Sepulchro e la croce dei Cavalieri templari.
Il Palazzo dei Monaci fu anche sede dell’Antica Zecca, dal 1666 al 1687.
Nel 1664, l’Ordine elesse Maestro Generale Robert Salicoffre, appartenente alla potente famiglia dei banchieri Salicoffre di Marsiglia.
Per arginare la sempre più pressante necessità di denaro, dovuta al fatto che le rendite del Principato erano sempre più esigue, l’Abate di Lerino, Cesare Barcillon, propose al Maestro Generale Salicoffre, di battere moneta in virtù della qualifica principesca del territorio seborghino.
In tal modo, l’immissione della nuova moneta avrebbe creato una nuova quantità di denaro disponibile e anche l’Ordine sarebbe potuto rientrare dei numerosi prestiti fatti al Monastero di Sant’Onorato di Lerino.
Venne quindi aperta, su approvazione del Principe Cesario da San Paolo, una zecca per la battitura di monete da smerciare in Europa e nel vicino Oriente.
La Croce templare in Piazza San Martino
Nel 1666, nei locali del palazzo dell’Ordine, si iniziarono a coniare le monete di vario valore sul tipo dei “Luigi” di Francia, denominate “Luigini” ad opera di fiduciari.
Il primo atto ufficiale per battere le monete venne stipulato dall’Abate Cesare Barcillon con Bernardo Bareste di Mougins nel 1666, cui seguirono quelli con Silvano Condaz di Genova, nel 1679, e con Jean d’Abric di Nimes, nel 1686. 
Nel 1686,però, il Sovrano francese, volendo anche imporre il proprio potere sul Principato a discapito dell’Ordine, intervenne immediatamente e impartì l’ordine di chiudere la zecca ai Monaci lerinesi.
Il periodo di attività della Zecca continuò sino al 1687.
La Cappella dei Templari
E’ giusto ricordare che in questo periodo le monete seborghine non trovarono buona accoglienza in Europa, dove ne venne proibito l’uso in Savoia, nel 1667, e in Piemonte, nel 1669, mentre in Francia non ebbero praticamente mai corso legale.
Sempre all’interno del Paese, in fondo a Vicolo Chiuso, è situata la Cappella dei Templari, detta anche Grotta di Nostra Signora.
Fortemente voluta nel 2009 dal Gran Priore del V.E.O.S.P.S.S. e Principe di Seborga Fra Giorgio Carbone, questa piccola cappella si distingue per l’ingresso in ferro battuto bianco con al centro della porta la croce rossa patente dell’Ordine e al suo interno una statua della Madonna con il Bambino, del secolo XIX, proveniente da Parigi.
La cappella, con l’interno in pietra, pur essendo molto piccola, emana un forte senso di spiritualità ed invita alla preghiera ed al raccoglimento.
Questi reperti storici sono dunque il segno visibile e tangibile del forte legame esistente ancora oggi tra Seborga e il V.E.O.S.P.S.S. - Pauperes Commilitones Christi Templique Salomonis, un legame che niente e nessuno potranno mai spezzare.

La Redazione

La Cappella dei Templari

La Cappella dei Templari

La Chiesa di San Bernardo

L'ingresso della Grotta della Sorgente battesimale

Le spade dell'Ordine

Seborga - Castrum de Sepulchro