Non Nobis Domine, Non Nobis, Sed Nomini Tuo Da Gloriam

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mercoledì 27 luglio 2016

Dopo gli attentati in Germania e quello di Saint-Etienne-du-Rouvray, dove è stato sgozzato il sacerdote Jacques Hamel mentre officiava la S. Messa, non ci sono più dubbi: adesso è guerra di civiltà e di religione

Germania e Francia colpite ancora dalla furia dell'Islam. E l'Europa continua a guardare ...



18/07/2016: in Germania, sul treno regionale in viaggio da Treuchtlingen a Wurzburg, in Baviera, un pakistano (o un afgano) ferisce a colpi di ascia 5 persone.
22/07/2016: in Germania, a Monaco, in Baviera, un iraniano uccide 9 persone e ne ferisce 27.
24/07/2016: in Germania, a Reutlingen, nel Baden-Wurttemberg, un siriano uccide 1 donna a colpi di machete e ne ferisce 2.
25/07/2016: in Germania, ad Ansbach, in Baviera, un siriano si fa saltare in aria: 1 morto e 12 feriti.
26/07/2016: in Francia, a Saint-Etienne-du-Rouvray, vicino a Rouen, due soldati dell'Isis fanno irruzione durante la Santa Messa e sgozzano il Sacerdote, Padre Jacques Hamel, e un fedele.
Il bollettino di guerra si allunga sempre di più.
In pochi giorni la furia omicida dell'Islam ha colpito la Germania e la Francia.
Nonostante gli assurdi e patetici tentativi delle autorità tedesche di minimizzare gli accaduti cercando le motivazioni degli attentati nelle menti instabili degli attentatori (ma avete mai visto un kamikaze sano di mente?), gli ultimi attentati in Europa non lasciano più dubbi: l'Islam, quello vero, fedele alla parola di Maometto, furioso, vendicativo, che non ha rispetto per le donne e per chi non è musulmano, che giustifica la sharia violenta, che utilizza la jihad come strumento per conquistare il mondo, ci ha dichiarato ufficialmente guerra.
Qui, però, non siamo di fronte ad una guerra tradizionale, due si fronteggiano due o più Stati, qui siamo di fronte ad una guerra trasversale, dove una civiltà e una religione, quella islamica, hanno dichiarato guerra ad un'altra civiltà e religione, quella cristiana.
Inutile fingere, arrampicarsi sugli specchi con tesi assurde quanto infantili, utilizzare il solito buonismo ipocrita.
Lo scontro è iniziato e la guerra l'ha creata l'Islam.
Non sono terroristi, non sono delinquenti, sono soldati islamici.
Certo, siamo di fronte ad un nuovo tipo di soldato, non quello tradizionale.
I nuovi soldati islamici vengono arruolati attraverso una nuova via: la predicazione.
Di fronte a questo nuovo arruolamento, noi ci troviamo spiazzati, l'Europa intera, il mondo cristiano intero si trovano spiazzati.
La predicazione a cui noi siamo stati abituati è una predicazione che si basa sulla parola di Cristo, che parla di amore, pace, fratellanza, unità.
Per noi la parola predicazione è simbolo di bontà, non di odio, di vendetta, di violenza.
Ecco perché siamo spiazzati, perché non riusciamo a reagire, riusciamo solo a correre dietro ai vari soldati nemici e colpirli (quando riusciamo a colpirli) solo dopo che loro ci hanno colpito.
Siamo sempre un passo indietro a loro perché non riusciamo a capire la loro logica, perché abbiamo il rifiuto interiore di una predicazione violenta, di una predicazione che non ha rispetto per l'uomo e che incita al martirio-suicidio.
La nostra reazione è lenta, gli Stati europei stanno a guardare, increduli, questa nuova guerra mondiale, che non contrappone Stati, ma religioni.
Anche il Papa è al palo e le sue esternazioni, prevedibili e scontate, sempre di circostanza, ci fanno sentire ancora più fragili e impotenti.
Cosa fare, dunque?
Bisogna reagire, predisporre un piano di difesa che argini la loro invasione lenta e silenziosa, controllare, presidiandolo, il territorio, facendo rispettare la legge e facendo rispettare la nostra civiltà, i nostri usi, le nostre consuetudini e la nostra religione.
Chi vuole integrarsi lo può fare, ma accettando le nostre regole di vita.
Chiunque, invece, voglia integrarci, imponendoci le sue regole, deve essere immediatamente cacciato.
Inoltre, l'accoglienza deve essere riservata esclusivamente al vero profugo, a colui che in patria è perseguitato, non a colui che cerca fortuna e vuole farsi solo mantenere.
Quelli che non si vogliono integrare e che non hanno diritto a restare devono essere immediatamente espulsi.
Dobbiamo attuare queste strategie difensive per evitare di essere sopraffatti e per evitare di vedere scomparire la nostra civiltà e la nostra religione cristiana.
Nel rispetto della legge, bisogna collaborare con le autorità e rispondere con i fatti a questa lenta e violenta invasione.
Se si farà questo, forse ci sarà una piccola speranza, altrimenti sarà la fine, perché l'Islam ha ormai lanciato la fatwa di morte contro i Cristiani.

La Redazione